IL CASO COVID-2

La violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

Coronavirus: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo chiede nuovi chiarimenti sulla situazione sanitaria del carcere di Torino

Comunicato Stampa

Giovedì 14 maggio, per la seconda volta dall’inizio di questa pandemia, l’Associazione StraLi ha supportato  l’avvocato  Benedetta  Perego del Foro di Torino nella presentazione di un  ricorso  d’urgenza alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo relativamente  alle condizioni di  salute  di  un altro detenuto  del  carcere di Torino.  

 

La Corte, dichiarando ammissibile il ricorso, ha risposto chiedendo nuove delucidazioni al Governo italiano. Tuttavia, questa volta l’attenzione della Corte si è estesa su tutte le persone recluse e tutti coloro che lavorano all’interno dell’istituto.  

 

Nella prima occasione la Corte, dopo aver richiesto chiarimenti al governo sulla situazione del detenuto, non aveva adottato alcuna misura cautelare in virtù del miglioramento delle condizioni cliniche dello stesso ricorrente, dando un temine per presentare il ricorso completo che determina l’inizio del procedimento ordinario.  

 

StraLi, in coerenza con la propria attività, ha nuovamente portato all’attenzione dei Giudici di Strasburgo la situazione del Carcere di Torino il quale, da notizie mai ufficializzate, risulta primo in Italia per numero interno di contagi.  

 

Il nuovo caso concerne un detenuto di età avanzata e con plurime patologie considerate dall’OMS a più alto rischio di mortalità se associate a infezione da SARS-CoV-2; secondo notizie non ufficiali mai smentite dall’amministrazione penitenziaria, l’ambiente di detenzione non gli garantirebbe nessuna misura di distanziamento sociale, né gli sarebbe mai stato fornito alcun dispositivo di protezione individuale, come ad esempio una mascherina, con l’unica eccezione di un bicchierino ripieno di candeggina da dividere con un altro detenuto.   

 

Il ricorrente, di fronte alla totale mancanza di tutela e temendo per la propria salute, aveva presentato istanza di differimento della pena (nelle forme della detenzione domiciliare) – una misura  temporanea che può venir meno al cessare dell’emergenza sanitaria. Questo tipo di istanza dovrebbe essere valutata in via d’urgenza dal Magistrato di Sorveglianza territorialmente competente. In questo caso, dopo un mese e sei giorni senza risposta alcuna dalla magistratura e senza che la Direzione Sanitaria dell’istituto carcerario, sebbene richiesta dal Magistrato, abbia in alcun modo fornito rassicurazioni sulla tutela dell’individuo, StraLi unitamente al legale del soggetto detenuto ha ritenuto che il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fosse l’unico rimedio effettivo per garantirne i diritti, la salute e potenzialmente la vita stessa del detenuto.  

 

I giudici di  Strasburgo hanno  dunque  chiesto al Governo  italiano di riferire, entro lunedì mattina alle ore 12, in merito  alle condizioni attuali del  ricorrente ed alle misure eventualmente adottate per proteggerlo dal contagio. Il Governo dovrà anche riferire della situazione sanitaria generale dell’istituto, e se ci siano, ed in che numero, persone affette dal virus sia tra i detenuti sia tra gli operatori.  

 

Informazioni per ora mai comunicate dall’amministrazione penitenziaria, a dispetto dei comprensibili timori di chi è recluso, delle loro famiglie ed altresì di coloro che ogni giorno svolgono il proprio lavoro all’interno del carcere.  

 

StraLi auspica che questo nuovo interessamento della Corte possa contribuire a far luce sull’emergenza sanitaria del carcere di Torino e soprattutto a garantire la piena tutela della salute delle persone oggi detenute e che lavorano negli istituti di pena italiani.   

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