Cambiamenti climatici: oltre 11.000 disastri e 3.600 miliardi di danni in soli 50 anni

Aggiornato il: nov 5

Il più recente report della WMO (Organizzazione meteorologica mondiale) rubricato “State of climateservices 2020” ha sottolineato come ancora oggi una persona su tre non sia adeguatamente coperta da sistemi di allerta meteorologici adeguati. Si parla, infatti, di oltre 11.000 disastri a causa di eventi meteorologici, 2 milioni di morti, e 3.600 miliardi di dollari di danni economici.

Tale report, stilato da istituzioni finanziarie e ben sedici agenzie internazionali, è stato reso pubblico durante la “Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi”.     Da esso, si evince come il tasso di mortalità per ogni disastro sia diminuito di un terzo negli ultimi cinquant’anni; purtroppo, però, si sottolinea anche come il numero dei disastri sia aumentato di cinque volte, con una crescita di sette volte delle perdite economiche. Nell’ultimo mezzo secolo, infatti, l’intensità, la frequenza e la gravità degli eventi meteorologici estremi sono aumentati drasticamente, soprattutto nelle zone geografiche abitate dalle comunità più vulnerabili. Per quasi il 90% dei piccoli Stati insulari e dei Paesi in via di sviluppoi sistemi di allarme rapido sarebbero una priorità assoluta; tuttavia, nella maggior parte dei casi, mancano gli investimenti finanziari e una disponibilità economica adeguata. Dal 1970 a oggi, i piccoli Stati insulari hanno perso 153 miliardi di dollari a causa dei pericoli legati alle condizioni climatiche.


Le difficoltà più grandi le troviamo in Africa, dove solamente 44.000 persone su 100.000 sono coperte da allarmi precoci adeguati. E questo solamente nei Paesi in cui i dati sono presenti e disponibili. Inoltre, le reti di osservazione meteorologiche sono spesso inadeguate. In Africa si stima che nel 2019 solo il 26% delle stazioni soddisfaceva i requisiti necessari.


“I sistemi di allarme rapido – come dichiarato da Petteri Taalas, Segretario generale della WMO – costituiscono un prerequisito per un’efficace riduzione del rischio di catastrofi e per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Essere preparati e in grado di reagire al momento giusto, nel posto giusto, può salvare molte vite e proteggere i mezzi di sussistenza delle comunità di tutto il mondo”.


Nel mondo, nel 2018, il Sistema Umanitario Internazionale ha aiutato quasi 110 milioni di persone a causa di incendi, siccità e inondazioni. Si tratta di una stima molto preoccupante, un campanello d’allarme. Infatti, entro il 2030, tale cifra potrebbe aumentare di quasi il 50%. Il prezzo che pagheremmo sarebbe caro: circa 20 miliardi di dollari all’anno. 


Il report State of climate services 2020si fa portavoce di sei raccomandazioni per migliorare i sistemi di allerta precoce in tutto il mondo. In primis, sono e saranno sempre di più necessari investimenti mirati per colmare le lacune soprattutto nei Paesi meno sviluppati, garantire finanziamenti sostenibili del sistema di osservazione, monitorare in modo costante i flussi finanziari, sviluppare maggiore coerenza nella valutazione e nell’efficacia dei sistemi di allerta, eliminare le differenze e le mancanze dei dati.

“Mentre il Covid-19 ha generato una grande crisi sanitaria ed economica internazionale dalla quale ci vorranno anni per riprendersi – ha detto ancora Taalas – è fondamentale ricordare che i cambiamenti climatici continueranno a rappresentare una minaccia crescente per le vite umane, gli ecosistemi, le economie e le società per i secoli a venire. La ripresa è un’opportunità – ha concluso Taalas – per andare avanti lungo un percorso più sostenibile verso la resilienza e l’adattamento alla luce dei cambiamenti climatici”.

Nelle aule di giustizia e tra i giuristi comincia lentamente a prendere corpo l’idea che esista un vero e proprio diritto al clima, da tutelare e proteggere. Il versante politico di queste raccomandazioni deve infatti necessariamente affiancarsi a un’evoluzione giuridica che favorisca il radicamento di un’adeguata salvaguardia dell’ambiente tanto nella cultura e nell’opinione pubblica quanto nella legislazione dei vari Stati. 

StraLi, in conformità ai propri principi, auspica che le raccomandazioni e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 siano un invito all’azione da parte di tutti i Paesi, per promuovere una maggior consapevolezza e rispetto nei confronti del nostro Pianeta, affrontando i cambiamenti climatici e la protezione ambientale. 


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