Delicatissime ruspe

Meno di una settimana fa vi ammorbavamo con le nostre elucubrazioni sulla linea sottile che separa la libertà di manifestazione del pensiero dall’apologia di fascismo, arrivando quasi a suggerire un finale più inaspettato del quinto episodio di Game of Thrones: per come oggi stanno le cose, forse l’esclusione di quella casa editrice dal Salone del Libro non è stata un capolavoro di legittimità (se volete ripassare: http://bit.ly/SaLibTo).


In questo clima di onestà e delicatezza intellettuale arrivano le ruspe.


È recentissima la notizia del blitz dei vigili del fuoco di Brembate per rimuovere uno striscione appeso ad una finestra che recitava ‘non sei benvenuto’, in occasione di un comizio di Matteo Salvini (qui due numeri sulle partecipazioni del nostro ministro dell’interno a comizi di partito nei primi mesi del 2019: https://www.ilpost.it/2019/05/14/quanto-lavora-salvini/).


No, non è un dejà vu: la settimana scorsa la stessa sorte toccava ad un altro striscione con scritto ‘questa Lega è una vergogna’ – pare che i poliziotti entrati in casa della donna le abbiano prospettato ‘guai legali’ qualora non avesse obbedito –, mentre qualche mese fa un ragazzo, sempre in occasione di un comizio leghista, veniva fermato ed identificato da agenti in borghese perché in possesso del temibilissimo cartello ‘ama il prossimo tuo’.

Ancor più notizia ha fatto l’infilata di selfie-bombing, ultima moda tra i giovani contestatori di Salvini: alle due ragazze siciliane che al posto di dire cheese si erano scambiate un bacio saffico era stato sequestrato temporaneamente il telefono, con intimazione di cancellare il file incriminato; stessa cosa è capitata ad un'altra ragazza a Salerno che ha colto l’occasione di un selfie per chiedere se agli occhi del leader della già Lega Nord lei e i suoi concittadini fossero ancora ‘terroni di merda’, come ai vecchi tempi.


Torniamo a Bergamo e dintorni. Una domanda è sorta spontanea al sindaco della città, che ha twittato: chi ha dato l’ordine di intervenire? E a che titolo? Bè, i vigili del fuoco dipendono dal ministero dell’interno. Matteo Salvini è ministro dell’interno. Non abbiamo la più pallida idea di come rispondere al sindaco Gori.


Facile ironia a parte, avanti con il diritto. Il codice di procedura penale dispone che, di regola, solo l’autorità giudiziaria può ordinare il sequestro di un bene e solo con contestuale contestazione di una fattispecie di reato; le forze dell’ordine possono agire senza previa autorizzazione quando ci si trovi in flagranza di reato o sia messa comunque in pericolo l’incolumità di chicchessia. Difficile individuare, nelle situazioni sopra descritte, una di queste due tassative ipotesi, tanto che stesso capo della Polizia, Gabrielli, ha avviato un’indagine interna per far luce sulla vicenda.


Quanto alla rimozione degli striscioni di tutt’altro che violenta contestazione, pare che esista una base legale, da rinvenirsi all’art. 99 del d.P.R. 361/1957, che punisce con pena detentiva da uno a tre anni (più multa) chi ‘con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale’. Ed è proprio sull’estensione del termine turbamento che si gioca tutta la partita: se al tempo dell’emanazione della norma le riunioni politiche erano turbate da veri e propri attentati con morti e feriti, ultimamente è sufficiente una bomboletta spray e qualche metro di stoffa per gettare il nostro caro art. 21 Cost. nel gabinetto e tirare bene lo sciacquone.


Se siamo pronti a mettere in dubbio la liceità dell’esclusione di una casa editrice – il cui leader si definisce tronfiamente fascista – da una manifestazione quale il Salone Internazionale del Libro, certo però non possiamo tollerare che pacifiche e assolutamente innocue manifestazioni di dissenso politico siano in questo modo messe a tacere.


Continuate ad appendere gli striscioni dunque, continuate con il selfie-bombing, continuate ad esprimere la vostra idea, qualunque essa sia, anche se ritenete che la terra sia un disco piatto appeso al cielo e anche se credete nelle scie chimiche. Perché la libertà di manifestazione del pensiero non può essere travolta da una qualsiasi ruspa.


Ps: oggi, a Campobasso, pare che il leader della Lega sia stato accolto con centinaia di striscioni attaccati a balconi. Sipario.

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