LA POLONIA CRIMINALIZZA L'INSEGNAMENTO DELL'EDUCAZIONE SESSUALE

La Camera del parlamento polacco ha da poco approvato una proposta di legge, soprannominata “stop pedofilia”, con cui criminalizza, tra le altre cose, l’insegnamento dell’educazione sessuale ai bambini. La parola sul punto ora spetta al Senato.

Tra le sanzioni previste spicca la pena detentiva di 3 anni per chi promuova o approvi l’attività sessuale di un minore, soprattutto nel caso in cui l’imputato agisca all’interno del suo ambito professionale: educatori, insegnanti e medici che siano sorpresi a fornire chiarimenti e consigli in materia di attività sessuale a minori rischiano il carcere.


Come ben saprete, la Polonia è uno dei paesi più conservatori e cattolici d’Europa e le associazioni religiose che hanno sostenuto lo “stop pedofilia” sono le stesse che, nel 2016, erano a favore dell’introduzione di un disegno di legge che prevedeva il divieto pressoché totale delle interruzioni di gravidanza (poi ritirato a seguito delle numerose proteste da parte di movimenti per i diritti umani).


L’influenza religiosa è così forte che nelle scuole pubbliche polacche è previsto l’insegnamento di lezioni di “vita familiare”, per tramandare agli alunni i valori della famiglia tradizionale che comprendono, naturalmente, la denigrazione della donna, l’opposizione all’aborto e la negazione dei diritti delle persone LGBTQI.


In alcune zone zone del paese, soprattutto quelle rurali, le parrocchie appaiono come centri nevralgici della vita sociale e quotidiana, garantendo servizi di assistenza alla popolazione e partecipando alla vita politica della nazione. Nonostante ciò, negli istituti scolastici di alcune città meno conservatrici sono stati avviati dei programmi di educazione sessuale che hanno favorito la nascita di contestazioni da parte del partito di estrema destra del governo e dalla conferenza episcopale polacca, fino alla stesura del disegno di legge in questione.

Le ragioni di questa potente influenza del clero polacco vanno ricercate nella storia passata della nazione: la religione, infatti, ha permesso alla Polonia di liberarsi dal comunismo che si diffuse a macchia d’olio a seguito della vincita dell’Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale. Nel 1989, con il crollo del muro di Berlino, il movimento cattolico ed anticomunista Solidarność, capeggiato da Lech Walęsa, venne ufficialmente riconosciuto, riscuotendo una schiacciante vittoria alle elezioni parlamentari.


In realtà, tuttavia, la religione divenne un fondamento dell’identità nazionale polacca già tempo addietro quando, nel 1979, l’eletto a pontefice Karol Wojtyla visitò la nazione per la prima volta in via ufficiale. Nello stesso anno, Wojtyla visitò anche un altro paese dalla fede fortemente cattolica: l’Irlanda.


Fare un confronto tra le due nazioni risulta interessante perchè ci permette di renderci conto di quanto le direzioni prese dai due paesi siano diametralmente opposte.


Infatti, se in Irlanda la Chiesa sta progressivamente perdendo il suo potere, con il conseguente riconoscimento dell’unione matrimoniale tra individui dello stesso sesso e la legalizzazione dell’aborto, in Polonia la situazione ha preso una piega diversa. Le fazioni conservatrici del governo, infatti, si oppongono fermamente all’immigrazione musulmana, hanno irrigidito le sanzioni sull’aborto e continuano a non riconoscere i diritti fondamentali delle persone omosessuali e di coloro che appartengono alle minoranze religiose. Nel 2009, inoltre, la Polonia ha ratificato il Trattato di Lisbona con una clausola di esenzione nei confronti della Carta sui diritti fondamentali dell’Unione Europea per evitare che il paese perdesse la propria autorità in materia di aborto, matrimoni omosessuali ed eutanasia. 

La preoccupazione rispetto all’insegnamento della sessualità nelle scuole viene giustificata dalle associazioni cattoliche ritenendo che essa danneggerebbe la salute dei giovani, portandoli alla “depravazione” e ad una “sessualizzazione forzata” tramite la stimolazione dell’eccitazione sessuale.


Ciò che colpisce è che, nel 2019, ancora non si sia consapevoli del fatto che non c’è bisogno di lezioni sugli apparati riproduttivi umani per risvegliare l’eccitazione dei minori: i bambini si eccitano in ogni caso, è fisiologico, e ciò di cui davvero hanno bisogno è che i grandi li aiutino a capire come mai questo succede, quali sono le numerose e diverse dimensioni della sessualità, perchè è importante utilizzare i metodi contraccettivi e perchè una donna ha il diritto di scegliere se diventare madre o meno.


È stato infatti ampiamente dimostrato come l’insegnamento dell’attività sessuale sia uno dei più potenti strumenti contro la violenza di genere, la trasmissione delle malattie e la comparsa di gravidanze indesiderate, tanto che ci viene difficile collocarla sullo stesso piano della pedofilia (fenomeno peraltro largamente diffuso all’interno degli ambienti ecclesiastici polacchi).


Negli ultimi 25 anni, sono stati denunciati 625 casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti polacchi ma, a quanto pare, il clero non viene assolutamente nominato nel nuovo disegno di legge, e rimangono le scuole laiche ad essere considerate i luoghi più pericolosi in cui lasciare i minori.

Confinare la sessualità nella categoria di tabù non fa altro che incrementare la sensazione di confusione ed imbarazzo che i bambini provano quando si accorgono che il loro corpo, e i loro desideri, subiscono dei cambiamenti: accompagnarli nella scoperta di queste novità è senz’altro utile per disincentivare lo sviluppo di modelli di sessualità pericolosi e violenti.

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