WCF – WTF?!?!

A due settimane dal Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF) vi parliamo di alcuni degli ideali caldamente difesi dagli organizzatori dell’evento. E vi spieghiamo perché noi non li condividiamo.


Iniziamo dal presidente del WCF, Toni Brandi, che durante uno degli incontri ha sostenuto come “gli indicatori di benessere siano correlati alla famiglia” e che “da alcuni studi risulta che nelle famiglie tradizionali ci sono meno violenze contro i bambini, migliori indicatori di salute, meno problemi psicologici, meno disoccupazione, meno consumo di alcol e di droga, meno criminalità”.

Ci piacerebbe che Brandi acquisisse consapevolezza del fatto che di studi ne esistono molti altri, frutto di menti distanti dal conservatorismo americano, i quali sostengono che il concetto di benessere psico-fisico non è associato all’immagine della famiglia tradizionale. Le famiglie in cui i bambini crescono meglio sono quelle in cui ricevono affetto e protezione, anche quando mamma e papà non hanno un anello sull’anulare sinistro, sono quelle in cui ai bambini si racconta la verità sul mondo (anche sul sesso!), sono quelle in cui i genitori sono psicologicamente e/o fisicamente sani, pur essendo loro stessi figli di genitori che non sono stati uniti in matrimonio. È una verità amara, ma pensare che basti il matrimonio per salvare la società dalla piaga dei maltrattamenti, del disagio psichico e dell’abuso di sostanze è irreale, e anche troppo facile.


In effetti sarebbe alquanto assurdo far derivare in maniera automatica la felicità umana dal mero perfezionamento di un negozio giuridico quale il matrimonio, per di più escludendo tutta una serie di persone dal negozio medesimo. Si crea un corto-circuito logico difficilmente sanabile.

Il ministro Pillon durante lo stesso congresso ha affermato che “Dio, la patria e la famiglia naturale sono i soli veri valori”. Prendendo le distanze dal creazionismo, e affiancandoci a teorie che supportano il pensiero evoluzionistico, comprenderemo però che i valori veri, quelli che dovrebbero ispirare gli ideali e i comportamenti dell’uomo, hanno poco a che fare con la fede in un Dio, con i colori di una bandiera o con il legame matrimoniale di un UOMO e una DONNA. I valori che dovrebbero guidare le azioni umane, o quelle della famiglia “ideale”, si raggiungono quando siamo in grado di proteggere i nostri figli dal pericolo, pur lasciandoli liberi di esplorare il mondo, o quando riusciamo ad insegnar loro che la diversità è un’opportunità di crescita e non di discriminazione. L’essere umano è un animale sociale, e per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi di relazioni umane sane, non di obblighi morali, patriottismi o dettami religiosi.

È ovvio che l’imprenditore russo Alexei Komov, che al congresso ha parlato dei programmi di Home Schooling che sta promuovendo in tutto il mondo, non la pensi allo stesso modo. Forse Komov non si è tenuto al passo con le numerose evidenze neuroscientifiche, che dimostrano inequivocabilmente l’influenza positiva del contatto tra pari durante l’età dello sviluppo psicofisico dei bambini. Forse Komov non sa che il confronto diretto tra i bambini permette loro di crescere meglio, e che il gioco stimola l’attività del nucleo ventrale del nervo vago, che permette a tutti di noi di socializzare e di vivere in sicurezza.

E parlando di bambini, ci sembra doveroso ricordare l’atto di propaganda delle associazioni pro-vita che, durante l’assemblea plenaria del congresso, consegnavano ai partecipanti feti in plastica a cui hanno dato il nome Michele, con l’obiettivo di dar voce ai bambini nel grembo materno. In nome del diritto alla libertà di pensiero e di parola, i sostenitori pro-vita hanno deciso che Michele vorrebbe nascere in ogni caso, anche se mamma e papà non sono pronti a crescerlo dignitosamente, anche se mamma è un’alcolizzata e prima di prendersi cura di qualcuno deve farsi aiutare, anche se papà la picchia tutti i giorni e prima di insegnare a Michele ad andare in bici ha bisogno di farsi curare pure lui.


Parimenti, ci chiediamo il senso della legge appena approvata in Ohio e che vieterà l’aborto se è già stato tracciato il battito cardiaco del feto, fenomeno che a volte precede addirittura la scoperta della gravidanza da parte della madre! Sotto questo profilo, ci limitiamo a ricordare che negli Stati Uniti i tribunali hanno già dichiarato incostituzionali quattro leggi con simili finalità; questo rappresenta un altro caso emblematico di Strategic Litigation che seguiremo con attenzione.


Ad ogni modo, non ci saremmo potuti aspettare granché da un congresso che è stato aperto dal quacchero statunitense Brian Brown. Come spesso accade, i sostenitori di questo modello di famiglia finiscono per manifestare grosse incongruenze, e la politica nostrana presente a Verona ne è stato un fulgido esempio. Quanto a Brown, basti sapere che al di là dei suoi accorati appelli in difesa di tradizione e naturalità, egli è uno strenuo sostenitore di Donald Trump, che sarebbe opportuno non prendere ad esempio come paladino della famiglia tradizionale.


StraLi supporta una visione di mondo priva di schemi e concetti che siano unicamente volti a limitare la libertà delle persone, senza che ne derivi alcun beneficio per la società. La Strategic Litigation servirà anche a difendere questa libertà dai soprusi e dalle sopraffazioni di chi vuole privare altri dei propri diritti.


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