Detenzione e salute nel CPR di Torino

Tra febbraio e marzo 2019, StraLi ha iniziato a ricevere numerose segnalazioni riguardanti la situazione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), in particolare quello di Torino, situato in Corso Brunelleschi. La segnalazione è arrivata da una delle principali realtà no profit impegnate nel supporto dei trattenuti a Torino, che ha contattato l’associazione, descrivendo una condizione di totale abbandono, con privazioni dei diritti fondamentali e una grave mancanza di tutela legale per persone fisicamente e socialmente emarginate. Inoltre il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, tramite una professoressa e alcune persone del personale docente e ricercatore, ha segnalato la critica situazione del CPR di Torino e, più in generale, la grande carenza normativa e giuridica che impedisce una tutela efficace dei diritti delle persone migranti trattenute.

In risposta a queste segnalazioni, l’associazione ha costituito un team interno per analizzare la situazione del CPR. Sono emerse varie problematiche, tra cui la difficoltà per le persone trattenute di ricevere informazioni o di comunicare con famiglia e amicɜ all’esterno, l’accesso limitato alla propria scheda sanitaria e l’impossibilità di sottoporsi a controlli medici periodici, la scarsa qualità e quantità dei pasti e la mancanza di attività ricreative. Si sono inoltre riscontrati problemi legati alla struttura stessa del centro e al limitato accesso alla giustizia, con difficoltà nel rapporto tra le persone trattenute, ɜ loro avvocatɜ e gli strumenti legali disponibili.

Questa analisi ha evidenziato diverse possibili violazioni dei diritti fondamentali delle persone trattenute, tra cui il diritto alla dignità, il diritto di difesa e il diritto alla salute. Dopo aver deciso di contestare le violazioni dei diritti delle persone detenute nei CPR, concentrandosi sul trattamento umano e giuridico riservato loro, StraLi ha creato una rete di contatti con avvocatɜ attivɜ nel settore, chiedendo loro di segnalare situazioni potenzialmente idonee. Da un avvocato del Foro di Torino è stato segnalato un caso in cui la persona detenuta soffriva di una grave condizione medica e si trovava a fronteggiare un’ostinata resistenza da parte dell’amministrazione del centro.

StraLi ha deciso di agire impugnando i provvedimenti: il trattenuto è stato scarcerato dopo un’udienza per la proroga del trattenimento, in cui sono state presentate tre argomentazioni: l’espulsione era sospesa dal Giudice di Pace di Milano, le condizioni mediche erano incompatibili con la permanenza nel centro, e il detenuto era ben inserito nel territorio, con una proposta di lavoro e legami familiari regolari. Il Giudice di Pace di Torino ha quindi deciso di non prorogare il trattenimento e di disporre la scarcerazione della persona detenuta. Questo provvedimento costituisce un precedente utile, ma la grave mancanza di tutele all’interno del centro è rimasta a lungo un problema significativo, fino alla sua chiusura.

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