L'ABUSO DELLA "RESISTENZA" PER ARRESTARE

Resistenza a pubblico ufficiale: abuso della contestazione per legittimare l'arresto

COSA È SUCCESSO?

1. Il giorno giovedi 7 febbraio è stato eseguito lo sgombero dell’Asilo, edificio occupato abusivamente da 24 anni, e diverse persone sono state arrestate con l’accusa di associazione eversiva nell’ambito della cd. operazione Scintilla. Fin dal mattino, cittadini estranei all’occupazione si sono riuniti nelle strade limitrofe al fine di protestare contro lo sgombero di una realtà da alcuni percepita come di importante rilevanza per la vita sociale e culturale del quartiere e della città. In tale contesto, una quindicina di manifestanti è stata chiusa contro un muro di Corso Emilia da un cordone di agenti di polizia in tenuta antisommossa, e lì costretti per circa quattro ore. Tutto questo, senza alcuna base legale per la limitazione della loro libertà, ossia un fermo o un arresto formale nei loro confronti.

2. Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, un nuovo corteo è partito da corso Palermo dirigendosi verso il quartiere Aurora. Poco più tardi, la testa del gruppo - senza previa richiesta verbale da parte degli agenti di sgomberare i luoghi interessati e di disperdere il corteo – è stata caricata con violenza dalla polizia. Mentre le retrovie del corteo si davano alla fuga, i primi, intenti a sostenere uno striscione, sono caduti al suolo a seguito dell’impatto con le forze dell’ordine. Immediatamente raggiunte dagli agenti, tre persone sono state bloccate ancora a terra, ed in seguito arrestate con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Secondo i verbali di arresto, queste persone avrebbero resistito agli agenti con calci, pugni e spinte. I manifestanti arrestati sono stati quindi trasferiti in carcere, dove sono rimasti fino alla sera di domenica 10 febbraio: all’udienza di convalida svoltasi sabato nel primo pomeriggio il Giudice per le Indagini Preliminari ha infatti scarcerato i tre, ritenendo verosimile una diversa ricostruzione dei fatti rispetto a quella verbalizzata dalla Polizia, il tutto anche grazie all’analisi di un video prodotto dalla difesa.

 

3. Sabato 9 febbraio è stata organizzata un’ulteriore manifestazione a sostegno dell’Asilo e degli arrestati. Per controllare l’afflusso di persone, prima dell’inizio della dimostrazione, la divisione anticrimine della Questura di Torino ha fermato numerose persone che arrivano vicino ai luoghi della stessa, richiedendo loro di identificarsi. Gli identificati sono stati “schedati” attraverso foto del viso, operate dagli agenti della Digos. Nei disordini, si testimoniano episodi violenti, iniziative vandaliche, scontri. Dodici persone sono state arrestate e al momento si trovano in stato detentivo.

Conscia della delicatezza della questione e dell’attuale impopolarità di ogni presa di posizione che non sia indiscriminatamente contro le manifestazioni di protesta avvenute a Torino negli ultimi tre giorni, STRALI, associazione di giuristi volta a promuovere il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, ritiene imperativo partecipare al dibattito pubblico per condividere quanto ha avuto occasione, in questo frangente, di osservare direttamente, e che non sembra essere pienamente a disposizione della collettività.

COSA NE PENSA STRALI?

Come giuristi, partiamo dai capisaldi: la libertà di manifestare le proprie opinioni è sancita a livello costituzionale e può essere limitata solo ed esclusivamente nelle forme previste dalla legge.

 

Le immagini delle operazioni di polizia, i video offerti da alcuni dei maggiori quotidiani del Paese e finanche l’ordinanza di scarcerazione del Gip di Torino dimostrano chiaramente che questo principio non è stato rispettato giovedì 7 febbraio ed è stato gravemente limitato due giorni dopo, il 9 febbraio.

 

Pur prendendo ferme distanze da ogni tipologia di violenza, ci interroghiamo sulle modalità d’azione mantenute dalla forza pubblica. Per esempio, la schedatura dei cittadini che non siano accusati di aver commesso reati, soprattutto attraverso acquisizione dei tratti distintivi delle persone, se effettuata indiscriminatamente nel corso di manifestazioni finisce per tradursi in una schedatura delle opinioni politiche e non dovrebbe essere ammessa dal nostro ordinamento.

 

Leggiamo dalla stampa cittadina e nazionale gravi prese di posizione, anche da parte di rappresentanti politici, che auspicano che le forze dell’ordine possano agire al di fuori dei limiti di legge e che episodi disdicevoli della nostra storia, anche molto recente, possano ripetersi. Tutto questo non è minimamente accettabile.

 

Crediamo, anzi, che nel presente momento storico sia imprescindibile ribadire un principio fondamentale di ogni democrazia: il potere pubblico deve sempre sottostare alla legge. Lo affermiamo con maggior decisione anche alla luce di quelle che potrebbero provarsi come recenti violazioni da parte delle autorità dello Stato di norme che regolano la convivenza comune, la repressione della criminalità, o la gestione mediatica degli arresti. Lo Stato di Diritto, nel quale fortemente crediamo, deve essere rispettato in qualsiasi momento, a maggior ragione da chi rappresenta lo Stato medesimo nell’esercizio della forza pubblica. Lo stesso motto del corpo di Polizia è “Sub Lege Libertas”: solo laddove la legge sia rispettata, ci può essere libertà.

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