DIECI, CENTO, MILLE ARCOBALENI A DIFESA DELLA DIGNITÀ DI TUTTƎ

Martedì scorso, il Parlamento ungherese ha adottato una legge che vieta qualsiasi contenuto che ritrae o "promuove" l'omosessualità o la riassegnazione del sesso a chiunque abbia meno di 18 anni. La legge si basa di fatto sull'assunto per cui pedofilia e omosessualità o identità di genere diversa da quella cisgender sono equiparate e correlate.

Nello specifico, la legge impedirà alle associazioni legate alla comunità LGBTQ+ o a qualsiasi altro soggetto di promuovere i propri programmi educativi e informativi, siano questi sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Saranno vietate anche le pubblicità che possano essere ritenute solidali con la comunità LGBTQ+, come una pubblicità realizzata nel 2019 da Coca Cola che ritrae una coppia di ragazzi omosessuali. Anche la diffusione di libri, serie tv e altro materiale culturale simile –come la serie Friends, il film Billy Elliot, la collana di libri Harry Potter –potrebbe essere severamente limitata.


La legge non è che l'ultimo tassello di una politica di sistematica disintegrazione dei diritti della comunità LGBTQ+ in Ungheria. Nel dicembre 2020, il governo di Victor Orbàn ha introdotto un emendamento alla Costituzione, che afferma che il matrimonio è limitato all’unione tra un uomo e una donna, di fatto vietando l’adozione alle coppie omosessuali. In vista delle elezioni del prossimo anno, è probabile che la retorica di difesa dei valori tradizionali adottata da Orban e dal suo esecutivo per smantellare sistematicamente lo Stato di diritto e i diritti civili in Ungheria sia destinata ad aumentare.


Le misure che ne conseguono però, oltre a ledere platealmente la dignità e i diritti della comunità LGBTQ+, non fanno altro che aumentare l'ostilità sociale e alimentare attacchi ed episodi di violenza, in Ungheria e non solo. Le reazioni non si sono fatte attendere, sia a livello nazionale che a livello internazionale. Già prima del voto, migliaia di persone erano scese in piazza nella Capitale, Budapest, per denunciare la campagna sistematica del governo contro la comunità LGBTQ+. L'opposizione ha cercato di boicottare direttamente il voto, nonostante la larga maggioranza di cui gode il governo guidato da Fidesz e il supporto del partito di estrema destra Jobbik. Dopo l'approvazione della legge, oltre alla reazione di diverse ONG tra cui Amnesty International, anche il Consiglio d'Europa ha condannato l'azione dell'Ungheria, definendo la propaganda governativa come "fuorviante e falsa".


Lunedì, si è espresso anche l'intergruppo del Parlamento Europeo a difesa della comunità LGBTQI, dichiarando che vietare la rappresentazione e la "promozione" della riassegnazione del sesso, nonché di diversi orientamenti sessuali, si pone in contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Martedì, l'indignazione è stata portata dal Consiglio dell'Unione Europea, quando i ministri dei Paesi Benelux hanno unito le voci di altri Stati membri per presentare una dichiarazione fortemente critica contro la legge ungherese.


Il comunicato dell'intergruppo parlamentare si apre con un altro statement fondamentale: “dove l'inazione genera impunità, le persone LGBTI ne sopportano il peso maggiore”. Nonostante il coro di voci che si è sollevato contro i divieti in questi giorni, è ancora all'inazione che stiamo assistendo: da parte delle istituzioni, nel momento in cui la reazione della comunità europea tutta è ancora troppo debole e disorganizzata; da parte della società civile.


Emblematico è il caso delle organizzazioni calcistiche. Il portiere della nazionale di calcio tedesca, Manuel Neuer, ha già disputato due partite del Campionato Europeo con una fascia arcobaleno al braccio. Il gesto è stato sottoposto al giudizio della Uefa, l’organo di autogoverno del calcio europeo, che vieta ai giocatori di promuovere slogan politici. Nessun atto disciplinare è stato preso contro il giocatore –difeso anche dalla Federcalcio tedesca, che ha replicato che Neuer semplicemente promuove la diversità. Tuttavia, è giustificabile interrogarsi se il vaglio sulle azioni di una personalità di spicco, che altro non fanno se non promuovere i diritti umani e la dignità di tuttз, non siano già di per sé una risposta promotrice di inazione, se non di connivenza.


La partita su Europei e presa di posizione è tutt'altro che finita. La Uefa infatti ha respinto la richiesta d'illuminare coi colori della bandiera arcobaleno l'Allianz Arena di Monaco, dove ieri sera è stato disputato il match fra Germania e Ungheria. Il sindaco della città, il socialdemocratico Dieter Reiter, ha risposto che Monaco “è impegnata nella diversità, nella tolleranza e nella reale uguaglianza nello sport e nella società nel suo insieme”. Infatti, la città e i suoi attivisti hanno risposto, manifestando la propria solidarietà alla comunità LGBTQ+ e indossandone i simboli.


Nella giornata di mercoledì, la Uefa ha affermato di condividere i valori di giustizia ed eguaglianza espressi dalla bandiera, esponendo anche il proprio logo arcobaleno; ma di veder l'esposizione alla partita come una strumentalizzazione dello stesso simbolo contro la nazionale ungherese. Fra le risposte dal mondo del calcio al diniego della Uefa, c'è quello del club italiano Juventus, che ha sostenuto l'iniziativa tedesca sui social network attraverso l'immagine del logo del club arcobaleno e il messaggio "Everyone loves football". Ironia della sorte, nella tanto attesa partita Germania Ungheria il gol decisivo per la Germania é stato segnato da Leon Goretzka, da sempre attivo sul fronte Lgbtq+, e proprio sotto la curva ospite, è corso verso i tifosi avversari formando un cuore con le mani. Anche a fine partita ha postato la foto della sua esultanza e ha scritto: “Distribuite amore”.


StraLi si unisce al coro di associazioni e organizzazioni non governative che in questo momento chiede una risposta trasversale e decisa alle politiche del governo ungherese. Siamo tuttз chiamatз a prendere una posizione a favore della dignità delle persone, indipendentemente dalla loro identità di genere e dal loro orientamento sessuale. Non riteniamo di essere di fronte alla strumentalizzazione di un simbolo per un gioco di forza fra più parti. Chiediamo con fermezza che le istituzioni europee e la società civile si tingano di arcobaleno, nel mese del Pride e nel resto dell'anno, in difesa dei diritti di tuttз.


A cura di Greta Temporin